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Apoteosi
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mweaApoteosi (mweqin latino mwegapotheosis; mwewin greco antico ἀποθέωσιςmwfa?) o mwfqdeificazione (mwfgin latino mwfwdeificatio) significa "divinizzazione" o, più in generale, "glorificazione", di solito intesa a un livello mwgadivino o mwgqsemi-divino.

Nella mitologia greca si parla di apoteosi quando un essere divino, disceso temporaneamente sulla terra, ritornava alla sua dimora celeste, oppure quando un uomo era elevato ad eroe dopo la morte o anche in vitacite-ref-treccani-1-0[1]. Un esempio ne sono mwhwDiomede, i mwiaDioscuri, mwiqEracle e mwigAsclepio. Spesso i greci ritenevano che i fondatori di città terminassero la loro vita terrena con un'apoteosi e perciò ricevevano onori simili a quelli tributati alla divinitàcite-ref-treccani-1-1[1].

I termini mwkaapoteosi e mwkqdeificazione sono usati anche per indicare quel processo in uso nella mwkgRoma antica, nel quale un mwkwImperatore veniva riconosciuto come divinità, solitamente dopo la mwlamorte. L'uso è poi passato a indicare una tipica raffigurazione mwlqartistica della gloria.

Contents

Storia
Note

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Etimologia

Il primo termine deriva dal verbo greco mwmqἀποθεόω (mwmgapotheoo) col significato di "rendere tra gli dei", mentre il secondo è analogamente un composto dei termini latini mwmwdeum ("dio") mwnafacere ("fare"). Entrambi indicano dunque un atto con il quale si riconosce la condizione divina di qualcuno o di qualcosa. Nella mitologia greca il primo mortale che ascese al cielo dopo la morte fu il semidio mwnqEracle. La sua anima, mentre il corpo avvelenato dal sangue del mwngcentauro Nesso veniva bruciato su una pira, fu portata da Atena sull'Olimpo per volere del padre Zeus, dove venne accolta fra gli dei.

Storia

Nell'antica Grecia

Nell'mwpaarte greca era molto diffuso il motivo dell'mwpqapoteosi di Omero. Altri esempi risalenti all'mwpgantica Grecia sono il culto dei mitici eroi (mwpwin primis mwqaEracle) e, in epoca successiva, la divinizzazione dei maestri delle varie scuole filosofiche (vedi mwqqdivinizzazione filosofica).

L'apoteosi imperiale nell'antica Roma

L'apoteosi di un mwvgimperatore romano era essenzialmente un atto politico attuato dal successore dell'imperatore. Tale processo prevedeva la creazione di un'immagine di cera dell'imperatore riccamente vestito e seduto, esposta in pubblico per un certo numero di giorni, dopo di che mwvwveniva bruciata all'aperto su una mwwapira funeraria, su cui veniva fatta liberare un'aquila, a simboleggiare l'ascensione al mwwqcielo dell'anima dell'imperatore. Il primo eroe romano "storico" divinizzato fu mwwgRomolo, che divenne mwwwQuirino dopo la sua leggendaria scomparsa.

La tradizione dell'apoteosi imperiale ebbe inizio con la dichiarazione del mwxqSenato della divinizzazione di mwxgGiulio Cesare dopo la sua uccisione nel mwxw44 a.C., atto che scosse l'opinione pubblica di Roma. Quando mwyaAugusto morì 58 anni più tardi, ricevette anche lui onori simili e, a suo tempo, uguali onori ebbe mwyqLivia Drusilla, fornendo così un modello per i futuri imperatori ed imperatrici. Gli obiettivi dell'atto erano di rinforzare la maestà della carica imperiale e, più immediatamente, di associare l'imperatore in carica a un illustre predecessore. Per esempio, quando mwygSettimio Severo rovesciò mwywDidio Giuliano per prendere il potere nel mwza193, favorì l'apoteosi di mwzqPertinace, che aveva regnato prima di Giuliano. Ciò permise a Severo di presentarsi come erede e successore di Pertinace, sebbene i due non fossero imparentati.

L'Apoteosi non era garantita a tutti. Coloro che non erano ricordati con benevolenza o non erano graditi ai loro successori, generalmente non venivano divinizzati. Per esempio, mwzwCaligola e mwaaNerone, che erano considerati da molti contemporanei come tiranni e il cui regno terminò in modo violento, non furono divinizzati dopo la loro morte. Così accadde anche ad mwaqEliogabalo, mwagGeta, mwawMassimino Trace e mwbaDomiziano. mwbqCommodo, anche lui assassinato e condannato a mwbgmwbwdamnatio memoriae per la sua crudeltà, autocrazia e stravaganza, fu però riabilitato da mwcaSettimio Severo per cercare il favore della famiglia superstite di mwcqMarco Aurelio (padre di Commodo); in un anno passò quindi dall'essere un nemico dello Stato secondo il Senato, alla condizione di mwcgdivo Commodo.

Gli imperatori che venivano divinizzati, venivano chiamati con il titolo di mwdamwdqdivus, che precedeva tutti i loro nomi. Infatti, mwdgClaudio veniva chiamato mwdwdivus Claudius. Questa parola viene spesso tradotta come "dio" (quindi, "Claudio il dio") ma ciò non è esatto; una miglior traduzione sarebbe "divino" (quindi, "il divino Claudio"), un'espressione più leggera che gli intellettuali romani potevano accettare come metaforica. Nel tardo impero, questo onore divenne sempre più associato in modo automatico agli imperatori morti, fino al punto che divenne quasi un sinonimo della moderna espressione "fu" (come dire, per esempio, "il fu Claudio"). Il fatto che mweadivus avesse perso molto del suo significato religioso lo si capisce dal fatto che venne attribuito anche ai primi imperatori cristiani dopo la loro morte (p. es., mweqdivus Constantinus).

Quando l'apoteosi divenne parte della vita politica romana nella tarda repubblica e nel primo impero, cominciò a essere trattata in contesti letterari. Nell'mwewEneide, mwfaVirgilio raffigura la deificazione di mwfqEnea, dicendo che verrà accompagnato sulle scale dell'Olimpo, e cita l'apoteosi di mwfgGiulio Cesare. Anche mwfwOvidio descrive l'apoteosi di Cesare nel libro XV delle mwgamwgqMetamorfosi e attende la glorificazione di mwggOttaviano.

La nozione di apoteosi venne parodiata da mwhaLucio Anneo Seneca nel suo mwhqmwhgDivi Claudii Apocolocyntosis (mwhwLa Zucchificazione dell'Imperatore Claudio), nella quale Claudio non viene trasformato in un dio, ma in una mwiazucca. Questa opera satirica non solo irrideva il fatto che il notoriamente goffo e malparlato Claudio potesse essere una divinità, ma rivelava una certa irriverenza nei confronti dell'idea del culto del governante, almeno tra le classi educate di Roma, o più probabilmente il livore di Seneca verso Claudio, la cui moglie aveva fatto erigere il mwiqtempio del Divo Claudio, tributandogli un culto pubblico.

Divi e dive

Nota: la data tra parentesi si riferisce al mwjadies Natalis, il giorno della celebrazione di ciascun divo imperatore, così come viene riportata nei calendari tardo-romani.

• mwkqAugusto e mwkgLivia Drusilla (mwkwN. Augusti: 23 settembre)
• mwlqDrusilla (sorella di Caligola, provvedimento poi decaduto dopo l'omicidio dell'imperatore)
• mwlwClaudio (mwmaN. Claudi: 10 maggio)
• mwmgVespasiano (mwmwN. Vespasiani: 17 novembre)
• mwnqTito (mwngN. Divi Titi: 30 dicembre)
• mwoaNerva (mwoqN. Nervae: 8 novembre)
• mwowTraiano, mwpaUlpia Marciana e mwpqPompeia Plotina (mwpgN. Traiani: 18 settembre)
• mwqaAdriano, mwqqSalonina Matidia e mwqgVibia Sabina (mwqwN. D. Hadriani: 24 gennaio)
• mwrqAntinoo (amante di Adriano)
• mwrwAntonino Pio e Annia Galeria mwsaFaustina maggiore (mwsqPii Antonini: 19 settembre)
• mwswMarco Aurelio e Annia Galeria mwtaFaustina minore (mwtqN. Marci Antonini: 26 aprile)
• mwtwLucio Vero (mwuaN. Divi Veri: 15 dicembre)
• mwugCommodo? (il suo nome è incluso nella serie dei divi mwuwantoniniani di mwvaDecio, una serie di monete che celebrano i divi augusti; forse Commodo fu considerato mwvqdivus per breve tempo durante il periodo severiano e subito dopo)
• mwvwPertinace (mwwaN. Divi Pertinacis: 1º agosto)
• mwwgSettimio Severo e mwwwGiulia Domna (mwxaDivi Severi: 10 aprile)
• mwxgAlessandro Severo (mwxwN. Alexandri: 1º ottobre)
• mwyqGordiano III (mwygN Gordiani: 20 gennaio)
• mwzaGallieno
• mw0aAureliano (mw0qN. Aureliani: 8 settembre)
• mw1qVittorino (divinizzato dal senato dell'mw1gImperium Galliarum)
• mw2aValerio Romolo (figlio di mw2qMassenzio, culto probabilmente decaduto sotto mw2gCostantino)
• mw3aDiocleziano

A partire da mw3gDiocleziano e mw3wMassimiano, gli imperatori presero a divinizzarsi usualmente già in vita (cosa già tentata da Caligola, Domiziano, Settimio Severo e Aureliano), assumendo i titoli di mw4adominus et deus, sebbene la vera apoteosi venisse effettuata solo dopo la morte. Diocleziano fu l'ultimo imperatore ad essere onorato con questa cerimonia e un culto postumo a lui dedicato.

Costantino fu nominato non divo ma mw4gisapostolo; i successori ebbero lo stesso titolo a parte il pagano mw4wGiuliano. mw5aTeodosio I nel 380 vietò le cerimonie pagane.

L'apoteosi in epoca cristiana

mw5wDivus fu sostituito dal titolo di apostolo in vita e talvolta dalla santificazione dopo la morte di alcuni imperatori particolarmente meritori per la Chiesa cattolica o la Chiesa orientale, come il primo imperatore cristiano mw6aCostantino, sua madre mw6qFlavia Giulia Elena, la coppia imperiale mw6gElia Pulcheria e mw6wMarciano, mw7aTeodosio I, mw7qGiustiniano I con la moglie mw7gTeodora, l'imperatrice regnante mw7wIrene di Atene, la reggente mw8aTeodora Armena e molti altri mw8qimperatori bizantini.

Fu riservata perciò, in ambito cattolico, esclusivamente a mw8wsanti e mw9abeati. Caso del tutto eccezionale fu, in età ancora pretridentina, l'mw9qapoteosi di Beatrice d'Este a opera del marito affranto, mw9gLudovico il Moro, il quale ottenne di poter venerare anche religiosamente la moglie defunta, cui tributava culti umani e divini con tanto di santuario all'interno del castello, tramite l'associazione a una ipotetica mw9wSanta Beatrice.cite-ref-72-2-0[2]cite-ref-3[3]

L'apoteosi nell'arte

Venuto meno il significato politico e religioso dopo la scomparsa dell'Impero romano, l'apoteosi rimase però una delle tipiche mwaq4raffigurazioni artistiche della gloria postuma di santi, re, artisti, eroi o personaggi famosi. Tipicamente il tal senso il soggetto glorificato viene rappresentato nell'atto di essere sollevato al cielo. Gli artisti usarono il concetto per motivi che andavano dal reale rispetto per il deceduto (come nell'affresco di Costantino Brumidi mwaq8mwaraL'Apoteosi di George Washington sulla cupola del Campidoglio degli Stati Uniti a Washington, nelle Apoteosi di mwareVoltaire e mwariRousseau, o nell'affresco di mwarmAndrea Appiani con l'mwarqmwaruApoteosi di mwaryNapoleone a Palazzo reale a Milano, peraltro eseguito con Napoleone ancora in vita), al commento artistico (l'mwarcApoteosi di Omero di Salvador Dalí), all'effetto comico.

Note

cite-note-treccani-11. Enciclopedia Treccani, voce mwasamwaseapoteosi
cite-note-72-22. mwasuLudovicus dux. Politica, tradizione e propaganza, Luisa Giordano, 1995, Diakronia, pp. 101-103.
cite-note-33. mwaskDaniela Pizzagalli, mwasoLa dama con l'ermellino, vita e passioni di Cecilia Gallerani nella Milano di Ludovico il Moro, Rizzoli, 1999, p. 181.

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Collegamenti esterni

• citerefenciclopedia-italianaEvaristo Breccia, APOTEOSI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefbritannica-com(EN) apotheosis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Apoteosi, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• L'mwatemwatiApocolocyntosis di Seneca al Progetto Gutenberg